Archive for maggio, 2008

spot svedese

mercoledì, maggio 28th, 2008

Modello gelatina

mercoledì, maggio 28th, 2008

Non scrivevo da un po’, sarà che quando si avvicinano gli esami rimane poco tempo per distrarsi e raccontarsi. Lo scorso fine settimana è stato abbastanza tranquillo, tra cinema a Magnolia, mentre il precedente un pochino più vissuto visto il giretto all’XO di sabato, dove abbiamo ballato un po’ di vecchia dance fino alle 4 del mattino. Da notare di quel fine settimana i 15 cocktail che ci siamo fatti in tre serate, cosa che ci ha spinto ad un sabato più soft, almeno dal punto di vista alcolico,  in quest’ultimo fine settimana.

A parte queste cose noiose che dire? Va più o meno tutto come sempre, tra dodi, urlofoni e cervelli di noce. Ieri notte abbiamo elaborato una teoria sulla psiche umana, sugli equilibri e su come si possa assimilare ad un sacchetto di gelatina il complesso degli interessi, delle attività una persona. Ad esempio una persona particolarmente studiosa, inevitabilmente ha scarse relazioni sociali: la sua gelatina è schiacciata dalla parte della socialità, ma più spessa da quella dei risultati scolastici; ovviamente non è semplice trovare l’equilibrio (e sicuramente non si tratta di un equilibrio statico), si sa che di persone equilibrate ce ne sono ben poche. Come in tutti i modelli, c’è anche il caso particolare, cioè quello del sacchetto vuoto: persone che di interessi non ne hanno, che non hanno concluso molto nella vita, il cui bilancio non ha voci; queste persone vagano nella noia fingendo di essere qualcuno, fingendo di avere qualcosa, inventandosi un personaggio e prendendo a calci il loro sacchetto vuoto.

Phishing

sabato, maggio 17th, 2008

Ricevo molto spesso e-mail di phishing ed in genere mi limito a segnalare a Google i siti contraffatti; oggi ho voluto fare un esperimento: ho ricevuto questa e-mail ed ho aperto il link sia con Firefox (3 beta 5) che con IExplorer (il 7, con il filtro antiphishing attivo); ecco i risultati:

Firefox

IExplorer

Non commento in nessun modo, spero solo che sia chiaro a tutti perché si dovrebbe passare a firefox.

I ♥ 90′s

lunedì, maggio 12th, 2008

Pronti, partenza, via! Sabato è stata una giornatina decisamente intensa: sveglia, spese varie, valigia, lavaggio auto…  Un pomeriggio denso, in cui abbiamo anche preparato dei panini con il salame per lo spuntino notturno, da veri golosoni; siamo partiti verso le 20 e 30, destinazione Casale Monferrato, albergo Botte d’Oro.  Peccato che il proprietario dell’albergo si fosse dimenticato di dirci che la via dove si trovava l’albergo stesso era chiusa per un cantiere. Dopo aver fatto provare al navigatore tutte le strade possibili (comprese quelle larghe 2,20 m dove abbiamo provato a passare), abbiamo pensato di chiedere ad un vigile che ci ha spiegato che comunque tutto il centro era chiuso e che avremmo dovuto raggiungere l’hotel a piedi. Ovviamente a tutto questo va aggiunta una corsa contro il tempo dato che dovevamo arrivare all’hotel prima delle 11 perché il vecchino proprietario se ne andava a dormire. Comunque ce l’abbiamo fatta in tempo, abbiamo preso le chiavi ed ispezionato la stanza e poi ci siamo lanciati alla festa anni 90. Il posto bellissimo, disperso nella campagna, i ragazzi che organizzavano bravissimi, tutto preparato con la massima cura, una cascina gigantesca con un cortile enorme in cui ballare e sotto i portici il bar. I primi complimenti ufficiali vanno al deejay: bravissimo come sempre, una selezione un tantinino devastante visto che ho tutt’ora mal di gambe, ma davvero, super complimenti, anche per la pressione sopportata. Abbiamo ballato un sacco, e ovviamente bevuto in proporzione, non sia mai che moriamo per disidratazione! Grazie a Fabio, K e Buzz che hanno ballato senza sosta per ore e facendo tutte le coreografie del mondo, è stato troppo divertente fare i tamarri!

Verso le 5 e mezza del mattino siamo tornati al nostro alberghetto, abbiamo suonato per farci aprire dal vecchino e dopo 5 minuti eravamo già morti secchi addormentati. La mattina dopo abbiamo fatto un giretto per Casale Monferrato ed abbiamo pranzato in un agriturismo tra le colline, davvero rilassante! Un pasto da mille portate per 20 euro, stavamo esplodendo.

agriturismo monferrato

Arrivati a casa verso sera, non abbiamo fatto in tempo ad appoggiare la testa sul cuscino che ci siamo addormentati; ovviamente però, dopo un riposino, verso le 11 ci siamo alzati per l’astinenza da pc: la posta, le news, il mondo informatico va avanti anche quando sei lontano da un computer!

P.S. Prima o poi posterò delle fotine della serata (Kappaaaaaaaa!!).

Blondet, riflessioni

lunedì, maggio 12th, 2008

Qualche giorno fa ho letto questo articolo, mi ha colpito molto.

Teppisti sopra, teppisti sotto
Maurizio Blondet 06 maggio 2008

E chi dice che a questa società mancano i «valori»? Il presidente Fini ci ha appena dato la scala dei valori vigenti nel nuovo regime dell’ordine-e-sicurezza:bruciare bandiere israeliane è più grave che massacrare un passante per strada, come hanno fatto gli skinheads veronesi giusto perchè gli girava così. L’amico Siro Mazza commenta che così Fini torna alle origini: meglio un assassinio che un «sacrilegio».
Anche se non c’entrava niente nel discorso, Fini ha voluto infilarci la sua personale condanna per quelle bandiere bruciate: vuole mostrare la sua sottomissione, deve continuamente sdebitarsi con quelli che l’hanno
messo lì, assicurarli che lui pensa continuamente a loro, che farà tutto per loro.
Per sua fortuna, la sinistra s’ingegna a superarlo in malafede e stupidità. Ha interpretato il pestaggio degli skin veronesi come «un’ondata neofascista», risultato del «governo delle destre», che farebbe sentire i teppisti sicuri dell’impunità. Nel bla bla mediatico, s’è sentito di tutto. Tranne una diagnosi che sia anche un inizio di autocritica. I massacratori di Verona, gli scolari di Viterbo che incendiano i capelli al compagno povero e campagnolo, lo riprendono con il telefonino e diffondono l’impresa su Internet, la dodicenne che paga il bullo di classe perchè bastoni un’altra dodicenne rivale in «amore», l’innamorato che accoltella l’ex fidanzata, le centinaia che a Torino hanno aggredito i vigili urbani in pieno centro per difendere uno di loro che veniva multato, sono il frutto di 40 anni di «educazione scolastica sempre più facile e perciò più vacua e vuota, e che infine ha rinunciato ad insegnare anche le semplici buone maniere; di una «pedagogia» anti-repressiva che ridicolizza la disciplina ed ogni autorità. In questo modo, la società ha smesso di civilizzare i barbari, ossia i
neonati che nascevano dalle mamme italiane; ora i barbari hanno trent’anni e agiscono, semplicemente da barbari, quali sono rimasti: senza educazione né istruzione, senza cultura e quasi senza parola per esprimersi, obbediscono solo ai loro impulsi momentanei, che sentono imperiosamente invincibili, e a cui danno sfogo identificandoli con «la felicità», tanto più «trasgressiva». Ne ho già parlato in «Selvaggi col telefonino», non mi dilungo. Ora che la quantità e demenziale ferocia di queste manifestazioni di barbarie giovanile diventa fatto comune, e supera ogni previsione e (per qualche giorno) allarma, si vorrebbe vedere qualche ammissione d’errore, che invece manca. Perchè in quella quarantennale «pedagogia» della stupidità violenta c’entrano
tutti: il progressismo idiota dell’educazione post-sessantottino («Vietato vietare») divenuto luogo comune, come le tv di Berlusconi, che scelgono i comportamenti più bassi e meschini possibili in esseri umani come i più degni di «rappresentazione», siano nel Grande Fratello o nelle porcherie alla De Filippi; esibiscono litigi, urla e panni sporchi ripugnanti sventolati in pubblico, e così li promuovono e propongono a modello. Subito imitate, ovviamente, dalla Rai di stato.
C’entra la società-spettacolo, il fanatismo calcistico come passione nazionale totalizzante, che ne eslcude ogni altra, ed alimentato da miliardi e affari, ed epicizzato dalle tv e dai giornali.
C’entrano, nella formazione dei barbari, il sociologismo «avanzato» giustificazionista, la psicologia di massa trasgressiva e da salotto progressista, la pubblicità puttanesca, la Chiesa di manica larga che ha ridotto il suo messaggio a «dottrina sociale» senza motivazioni superiori (di cui si vergogna), che mette tra parentesi l’evocazione del «castigo eterno» (ecco la sola espressione-tabù, quella che non si può pronunciare in pubblico).
C’entra, nelle ultime violenze, di sicuro la cocaina, la droga dell’aggressività, venduta in ogni discoteca (e non si dica che le discoteche vanno chiuse).
C’entrano i genitori che non negano nulla e insegnano come apprezzare uno dalle «griffes» che indossa; c’entra la glorificazione massiccia, corale, gridata da tutti i mezzi, dell’arricchimento ingiusto, della furbizia aggressiva, della maleducazione provocatoria.
C’entra una magistratura che commina arresti domiciliari per quadruplice omicidio colposo: chi altri svaluta l’omicidio come veniale? Il 70 per cento degli omicidi in Italia restano direttamente impuniti perché non si trova (o non si cerca) il colpevole.
C’entrano le burocrazie inadempienti, eccome. Gli stessi massacratori di Verona usciranno in un anno e mezzo, affidati a case-accoglienza o come diavolo le chiamano. Lo stesso fatto che in Italia vige un solo tipo di pena – la detenzione – per qualunque reato gravissimo o amministrativo (come l’evasione fiscale o il falso in bilancio), dovrebbe indurre a qualche riflessione autocritica: i giovani barbari richiedono pene che siano rieducative; che so, la condanna a separare la spazzatura in una discarica (condanna comminata al comune cittadino dai municipi); ma no, non si vuole. Si è voluto far sparire dalla pena giudiziaria ogni idea di «contrappasso», di analogia-proporzione con il delitto. L’espressione «la pena non deve essere afflittiva» vuol dire, in fondo, solo questo: che non deve ferire la coscienza del reo, per esempio punendo l’arroganza con l’umiliazione, la violenza inflitta con la violenza subìta. Perché ciò, s’intende, è troppo «paleo-cristiano».
Probabilmente è questo il punto. «I giovani non hanno valori», sento dire ai commentatori radiofonici – come se loro li avessero, i valori.
I valori non valgono nulla, quando tutto il destino di un uomo è rinchiuso nell’aldiquà. Se non c’è nulla dopo, i soli «valori» che contano sono il godere subito finchè si può, arraffare quel che si riesce. In una società patologicamente chiusa ad una speranza superiore (o a un superiore timore), dove ciascuno è chiamato incessantemente ad «affermarsi» ed essere povero è diventata la sola ragione di vergognarsi («Non ho avuto successo»), nessuna polizia basterà a tenere a freno i teppisti pullulanti. E’ significativo già il fatto che in una simile società – dove è vietato evocare l’inferno, la dannazione dell’anima, e nessuno indirizza alla «sola cosa che conta» – si parli, come surrogato di tutto questo, di instillare «valori». La parola «valori» ha la sua origine esatta nella Borsa: la Borsa-valori. Dove i valori sono le quotazioni azionarie, che variano secondo la domanda. Per la gentilezza, lo spirito di sacrificio, la decenza e l’onestà, la richiesta è scarsa: non è da stupire se la loro quotazione è bassa e nessuno li compra. Tali valori, diciamolo, non servono a nulla. E chi ce lo dimostra? Quelli stessi che pretendono, dall’alto del potere, di imporci i «valori». Vincenzo Visco ha giustificato la sua ultima mascalzonata (la pubblicazione degli elenchi dei redditi) dicendo che aveva consultato, prima, il Garante; cosa smentita dal Garante medesimo. Ecco un comportamento da teppista, arrogante e poi vile. Del resto, il moralizzatore Visco non è proprietario di villa abusiva, e condonata? E Fini, colui che pontifica dal seggio di terza carica dello stato, non è il ragazzo-padre, che ha ingravidato una velina semi-nota? Che senso volete che abbiano le sue lezioni di morale, siano sulle bandiere da non bruciare o sui teppismi omicidi.
I giovani barbari capiscono da chi vengono quelle lezioni e quelle prediche. E ne traggono la conseguenza: teppisti sopra, e noi teppisti sotto. Spero così di rispondere a quei lettori che mi hanno rimproverato di aver criticato il nuovo governo di «destra» con tanto anticipo. Ma quale «destra», scusate: le idee di Fini su Israele sono quelle stesse del comunista Napolitano, l’uno e l’altro le hanno aggiornate per adeguarle al potere vigente. Berlusconi spende denaro pubblico con la stessa irresponsabilità dei governi «di sinistra», per perpetuare caste. E tutti si apprestano alle abboffate palazzinare ed edilizie, esattamente come gli altri (chi ha visto l’ultimo «Reporter» sa cosa intendo: Geronzi e Ligresti sono sempre lì, sia la giunta «di destra» o «di sinistra»).
Non ci sono più nemmeno le ideologie come surrogato della morale o della religione: se ne sono liberati perché erano d’impaccio, obbligavano a qualche coerenza. E perchè questi o quelli dovrebbero dedicare un solo attimo di fatica al bene comune, alla spesa oculata, all’onestà nel servizio pubblico? In base a quali «valori»?
Nessuno che cominci un esame di coscienza. Nessuno che dica: è anche colpa nostra, cambiamo le cose, perchè i bambini ci guardano.
Teppisti sopra e teppisti sotto.

Non commento nemmeno perché non c’è niente da dire, se non che sono completamente d’accordo.

Apollo 440 – Ain’t Talkin’ ‘Bout Dub

venerdì, maggio 9th, 2008

Il pittore

mercoledì, maggio 7th, 2008

“Per favore non parli,” disse l’uomo. “Ora vedo la sua luce.”

Nessuno le aveva mai detto una cosa del genere. “Vedo i tuoi seni turgidi”, “Vedo le tue cosce ben tornite”, “Vedo la bellezza esotica dei tropici”, oppure, al massimo, “Vedo che desideri abbandonare questa vita, perché non mi concedi un’opportunità e mi permetti di prenderti un appartamento.” Erano questi i commenti che era abituata a sentire, ma… la luce? Si stava forse riferendo all’imbrunire?

“La sua luce personale,” soggiunse l’uomo, rendendosi conto che Maria non aveva capito niente.

Paulo Coelho

No words!

martedì, maggio 6th, 2008

Stamattina sono andata da un docente per registrare un esame; sono nel suo ufficio, fuori dalla porta ovviamente c’è dell’altra gente che attende. Chiedo delucidazioni su una cosa che ho sbagliato, l’insegnante mi spiega l’errore ed aggiunge anche che è un errore che hanno fatto in molti, praticamente tutti; dalla coda fuori si affaccia nell’ufficio un ragazzo che urla: “Io no, io no, io l’ho fatto giusto!”.
Sono rimasta pietrificata, ma cosa passa per la testa alla gente? A parte che è poco carino ascoltare i discorsi degli altri, ma farlo anche notare intervenendo mi fa pensare ad una seria mancanza di intelligenza, senza contare poi la sbruffonaggine, la mancanza di rispetto e di eleganza! Sarà che sto invecchiando, ma le nuove generazioni non ce la fanno proprio più.

Campagnola Cremasca

lunedì, maggio 5th, 2008

Comune di Campagnola Cremasca, 600 abitanti, 2000 mucche, 1 odioso semaforo, 1 nuovissimo display.

display campagnola cremasca

Con tutte le cose che si potevano scegliere per spendere dei soldi, perché questo, perché?! Ma soprattutto, ce la facciamo ad usarlo?