Archive for the ‘Ladybiss’ Category

Cara Mondadori

giovedì, settembre 2nd, 2010

Da brava pranzante solitaria recentemente leggo il giornale mentre mangio ed ho preso l’abitudine di segnarmi gli articoli che mi piacciono per rileggerli con calma, cosa che succede raramente perché la nota che prendo finisce dispersa in un buco nero… per caso oggi ho ritrovato questo articolo Cara Mondadori di Vito Mancuso, leggetevelo perché è proprio bello.

Bossi, dito medio con laurea

mercoledì, agosto 11th, 2010

Il titolo l’ho rubato all’articolo di Francesco Merlo pubblicato su la Repubblica di sabato, veramente una lettura piacevole anche se sono passata dalle lacrime per le risate a lacrime ben più amare, comunque se volete leggerlo lo trovate qui: Bossi, dito medio con laurea.

Di sicuro ci si può laureare in Scienza della Comunicazione studiando Bossi ma non si può laureare Bossi in Scienza della comunicazione. Ci si può laureare studiando il potere ed il valore della pernacchia e dell’esibizione del dito medio, ma non si possono laureare la pernacchia ed il dito medio. A meno che la Gelmini, nota latinorumista di Brescia, vedendo bossi all’opera non si sia ricordata che in medio stat virtus.

Silence

martedì, agosto 10th, 2010

Mia: Don’t you hate that?

Vincent: What?

Mia: Uncomfortable silences. Why do we feel it’s necessary to yak about bullshit in order to be comfortable?

Vincent: I don’t know. That’s a good question.

Mia: That’s when you know you’ve found somebody special. When you can just shut the fuck up for a minute and comfortably enjoy the silence.

Pulp Fiction

Undici Minuti

domenica, giugno 20th, 2010

Oggi, mentre passeggiavamo in riva al lago, lungo quello strano Cammino di Santiago, l’uomo che era con me – un pittore, una vita diversa dalla mia – ha lanciato un sassolino nell’acqua. Nel punto dove è caduto, sono comparsi dei piccoli cerchi che si sono ampliati, espansi, fino a raggiungere una papera che passava di là per caso e non aveva niente a che fare con quel sasso. Invece di essere spaventata dall’onda inattesa, ha deciso di giocarci.
Qualche ora prima di questa scena, ero entrata in un bar e avevo udito una voce – ed era stato come se Dio avesse lanciato un sassolino là dentro. Le onde di energia hanno raggiunto me e un uomo che si trovava in un angolo, intento a dipingere un quadro. Lui ha sentito la “vibrazione”, e anch’io. E ora?
Il pittore sa quando incontra un modello. Il musicista sa quando il suo strumento è accordato. Qui, davanti a questo diario, ho la consapevolezza che certe frasi non siano scritte da me, ma da una donna piena di “luce”, che sono io e che mi rifiuto di accettare.
Posso continuare a vivere così. Ma posso anche, come la paperella del lago, divertirmi a gioire con l’onda che è arrivata all’improvviso e ha smosso l’acqua.
Esiste un nome per questo sasso: “passione”. Una parola che può descrivere la bellezza di un incontro fulminante fra due persone, ma non si limita a ciò. Si trova nell’eccitazione dell’inatteso, nella volontà di fare qualcosa con fervore, nella certezza che si riuscirà a realizzare un sogno. La Passione ci fornisce alcuni segnali che guidano la nostra vita: tocca a me saperli decifrare.
Vorrei credere che sono innamorata. Di qualcuno che non conosco e che non rientrava nei miei piani. Tutti questi mesi di autocontrollo, di rifiuto dell’amore, hanno prodotto esattamente il risultato opposto: farmi coinvolgere dalla prima persona che mi ha dedicato un’attenzione diversa.
Per fortuna, non ho avuto il suo numero di telefono, non so dove abita, posso perderlo senza colpevolizzarmi per essermi fatta sfuggire l’occasione.
E in tal caso, anche se ormai l’avrò perduto, mi sarò sempre guadagnata un giorno di felicità nella mia vita. Considerando com’è il mondo, un giorno di felicità può dirsi quasi un miracolo.

Paulo Coelho

10 Reason to Avoid Talking on the Phone

domenica, marzo 21st, 2010

by  The Oatmeal

Umiliati gli onesti

domenica, marzo 7th, 2010

Concita De Gregorio

Il partito del fare e del malaffare, del fare un po’ come gli pare – dell’abuso e del condono, del sopruso e del perdono, della cricca che sono – ha digrignato i denti e sfoderato braccia tese, ha minacciato mostrando la bava, «non ci fermeremo davanti a niente», poi ha fatto la voce sottile e il pianto da vittima quando del danno era artefice. Ha infine preteso, battendo i pugni, di cambiare le regole in corsa. Prima della Costituzione (articolo 72, nessun decreto in materia elettorale) ha infranto, gettandolo a terra tra risa di disprezzo, quel che resta del senso dello Stato. Ha insultato milioni di persone per bene che vivono ogni giorno nel rispetto delle regole pagandone il prezzo. Li ha – ci ha – resi ridicoli, sudditi a capo chino di un tiranno. Costoro, le persone per bene, sono furibonde ed hanno ragione: chi sta in fila a affoga tra le carte per un permesso di soggiorno, un’iscrizione a scuola, un concorso, un bollo scaduto, il rinnovo di un contratto, una concessione edilizia avrà da oggi la possibilità di sanare per decreto irregolarità burocratiche e ritardi? Certo che no. Eppure ciascuna di queste regole da rispettare corrisponde ad un diritto. Il diritto alla cittadinanza, all’istruzione, al lavoro, alla casa. Si potrà dire, da domani, che dovendo scegliere tra un ritardo nell’iscrizione a scuola e il diritto ad andarci prevale il secondo? No. Chi ritarda di mezz’ora sarà escluso. L’elasticità vale solo per chi può imporla con l’abuso. Dunque gli italiani onesti sono furenti: se fosse accaduto alla sinistra avremmo avuto un decreto del governo? Difficile. Pagheranno una multa i ritardatari come si paga la mora sulle bollette? Non sembra proprio. La regola vale per il deboli, l’arbitrio per i forti. Forse Milioni quello del panino è stato radiato dal Pdl per manifesta incompetenza? No, lo si è visto anzi in queste notti dalle parti di Palazzo Chigi. Dunque era un disegno, l’ennesima furbizia per alzare fumo? Che triste giorno, il 5 marzo. Un nuovo 8 settembre , scriveva ieri Alfredo Reichlin. «Fino a che punto siamo consapevoli che l’Italia è arrivata all’appuntamento con la storia?». Ecco, lo siamo?
Il presidente della Repubblica ha agito, si deduce dalle sue parole, secondo la logica del male minore: tra i due beni – il rispetto delle norme e il diritto dei cittadini a votare – ha scelto il secondo. Una scelta di quelle in cui si perde comunque. L’astuta truffa – il quesito del premier – era questo: o la democrazia o la legge. Ma la democrazia e la legge sono la stessa cosa, solo la banda di governo crede di no. Napolitano ha agito anche per timore delle conseguenze possibili: chiede che «tutti si rendano conto» dell’acuirsi di tensioni «non solo politiche ma istituzionali». Abbiamo titolato, l’altroieri, «Gulp di stato». Oggi possiamo dirlo in chiaro: colpo di stato, è questo il pericolo. Siamo sull’orlo e adesso tocca a noi. Spiazziamoli. Non sbagliamo la mira. Non cadiamo nel tranello, di nuovo, di assegnare ad altri – peggio che mai ad uno solo – compiti, colpe, responsabilità. La storia è nelle nostre mani e si cambia in un solo modo: non coi decreti ma col voto. Spiazziamoli, sì. Scendiamo in piazza e saremo noi a umiliarli: col voto delle persone oneste. Sono o no la maggioranza del Paese, annidate in tutti i partiti? Vediamo. Contiamole.

Lost!

sabato, gennaio 30th, 2010

Auguri!

giovedì, gennaio 21st, 2010

Tanti auguri di buon compleanno all’orsetto!

Sono successe tante cose nell’ultimo anno, ma non posso che guardare con soddisfazione ai tuoi ed ai nostri risultati, certa che l’anno che sta arrivando ci porterà cose ancora migliori!

auguri

Donne in Rinascita

giovedì, gennaio 21st, 2010

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…

Jack Folla

Prevenzione?!

lunedì, novembre 16th, 2009

Questa mattina ascoltando la radio mi sono sorbita la solita storia da parte di una vigilessa che insisteva sul fatto che l’alcol test fosse una forma di prevenzione, che loro sono dalla nostra parte, non nostri nemici. Sono veramente stufa marcia che continuino a nascondersi dietro questa storia: se volessero “salvarci”, fare prevenzione, evitare incidenti, invece di fare i vigili dovrebbero fare gli autisti di autobus e navette. La cosa che mi infastidisce di più è che non sono così stupidi da non sapere di mentire,  è veramente palese che questo sistema di controlli e posti di blocco faccia acqua da tutte le parti per quanto riguarda la prevenzione, sanno bene che in fin dei conti la cosa importante è raccattare quattro soldi e lo so bene anche io, vorrei solo che lo ammettessero per una buona volta.