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	<title>Silvietta &#187; blondet</title>
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		<title>Blondet, riflessioni</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 12:54:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho letto questo articolo, mi ha colpito molto. Teppisti sopra, teppisti sotto Maurizio Blondet 06 maggio 2008 E chi dice che a questa società mancano i «valori»? Il presidente Fini ci ha appena dato la scala dei valori vigenti nel nuovo regime dell&#8217;ordine-e-sicurezza:bruciare bandiere israeliane è più grave che massacrare un passante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa ho letto questo articolo, mi ha colpito molto.</p>
<p><strong>Teppisti sopra, teppisti sotto</strong><br />
<em>Maurizio Blondet 06 maggio 2008</p>
<p>E chi dice che a questa società mancano i «valori»? Il presidente Fini ci ha appena dato la scala dei valori vigenti nel nuovo regime dell&#8217;ordine-e-sicurezza:bruciare bandiere israeliane è più grave che massacrare un passante per strada, come hanno fatto gli skinheads veronesi giusto perchè gli girava così. L&#8217;amico Siro Mazza commenta che così Fini torna alle origini: meglio un assassinio che un «sacrilegio».<br />
Anche se non c&#8217;entrava niente nel discorso, Fini ha voluto infilarci la sua personale condanna per quelle bandiere bruciate: vuole mostrare la sua sottomissione, deve continuamente sdebitarsi con quelli che l&#8217;hanno<br />
messo lì, assicurarli che lui pensa continuamente a loro, che farà tutto per loro.<br />
Per sua fortuna, la sinistra s&#8217;ingegna a superarlo in malafede e stupidità. Ha interpretato il pestaggio degli skin veronesi come «un&#8217;ondata neofascista», risultato del «governo delle destre», che farebbe sentire i teppisti sicuri dell&#8217;impunità. Nel bla bla mediatico, s&#8217;è sentito di tutto. Tranne una diagnosi che sia anche un inizio di autocritica. I massacratori di Verona, gli scolari di Viterbo che incendiano i capelli al compagno povero e campagnolo, lo riprendono con il telefonino e diffondono l&#8217;impresa su Internet, la dodicenne che paga il bullo di classe perchè bastoni un&#8217;altra dodicenne rivale in «amore», l&#8217;innamorato che accoltella l&#8217;ex fidanzata, le centinaia che a Torino hanno aggredito i vigili urbani in pieno centro per difendere uno di loro che veniva multato, sono il frutto di 40 anni di «educazione scolastica sempre più facile e perciò più vacua e vuota, e che infine ha rinunciato ad insegnare anche le semplici buone maniere; di una «pedagogia» anti-repressiva che ridicolizza la disciplina ed ogni autorità. In questo modo, la società ha smesso di civilizzare i barbari, ossia i<br />
neonati che nascevano dalle mamme italiane; ora i barbari hanno trent&#8217;anni e agiscono, semplicemente da barbari, quali sono rimasti: senza educazione né istruzione, senza cultura e quasi senza parola per esprimersi, obbediscono solo ai loro impulsi momentanei, che sentono imperiosamente invincibili, e a cui danno sfogo identificandoli con «la felicità», tanto più «trasgressiva». Ne ho già parlato in «Selvaggi col telefonino», non mi dilungo. Ora che la quantità e demenziale ferocia di queste manifestazioni di barbarie giovanile diventa fatto comune, e supera ogni previsione e (per qualche giorno) allarma, si vorrebbe vedere qualche ammissione d&#8217;errore, che invece manca. Perchè in quella quarantennale «pedagogia» della stupidità violenta c&#8217;entrano<br />
tutti: il progressismo idiota dell&#8217;educazione post-sessantottino («Vietato vietare») divenuto luogo comune, come le tv di Berlusconi, che scelgono i comportamenti più bassi e meschini possibili in esseri umani come i più degni di «rappresentazione», siano nel Grande Fratello o nelle porcherie alla De Filippi; esibiscono litigi, urla e panni sporchi ripugnanti sventolati in pubblico, e così li promuovono e propongono a modello. Subito imitate, ovviamente, dalla Rai di stato.<br />
C&#8217;entra la società-spettacolo, il fanatismo calcistico come passione nazionale totalizzante, che ne eslcude ogni altra, ed alimentato da miliardi e affari, ed epicizzato dalle tv e dai giornali.<br />
C&#8217;entrano, nella formazione dei barbari, il sociologismo «avanzato» giustificazionista, la psicologia di massa trasgressiva e da salotto progressista, la pubblicità puttanesca, la Chiesa di manica larga che ha ridotto il suo messaggio a «dottrina sociale» senza motivazioni superiori (di cui si vergogna), che mette tra parentesi l&#8217;evocazione del «castigo eterno» (ecco la sola espressione-tabù, quella che non si può pronunciare in pubblico).<br />
C&#8217;entra, nelle ultime violenze, di sicuro la cocaina, la droga dell&#8217;aggressività, venduta in ogni discoteca (e non si dica che le discoteche vanno chiuse).<br />
C&#8217;entrano i genitori che non negano nulla e insegnano come apprezzare uno dalle «griffes» che indossa; c&#8217;entra la glorificazione massiccia, corale, gridata da tutti i mezzi, dell&#8217;arricchimento ingiusto, della furbizia aggressiva, della maleducazione provocatoria.<br />
C&#8217;entra una magistratura che commina arresti domiciliari per quadruplice omicidio colposo: chi altri svaluta l&#8217;omicidio come veniale? Il 70 per cento degli omicidi in Italia restano direttamente impuniti perché non si trova (o non si cerca) il colpevole.<br />
C&#8217;entrano le burocrazie inadempienti, eccome. Gli stessi massacratori di Verona usciranno in un anno e mezzo, affidati a case-accoglienza o come diavolo le chiamano. Lo stesso fatto che in Italia vige un solo tipo di pena &#8211; la detenzione &#8211; per qualunque reato gravissimo o amministrativo (come l&#8217;evasione fiscale o il falso in bilancio), dovrebbe indurre a qualche riflessione autocritica: i giovani barbari richiedono pene che siano rieducative; che so, la condanna a separare la spazzatura in una discarica (condanna comminata al comune cittadino dai municipi); ma no, non si vuole. Si è voluto far sparire dalla pena giudiziaria ogni idea di «contrappasso», di analogia-proporzione con il delitto. L&#8217;espressione «la pena non deve essere afflittiva» vuol dire, in fondo, solo questo: che non deve ferire la coscienza del reo, per esempio punendo l&#8217;arroganza con l&#8217;umiliazione, la violenza inflitta con la violenza subìta. Perché ciò, s&#8217;intende, è troppo «paleo-cristiano».<br />
Probabilmente è questo il punto. «I giovani non hanno valori», sento dire ai commentatori radiofonici &#8211; come se loro li avessero, i valori.<br />
I valori non valgono nulla, quando tutto il destino di un uomo è rinchiuso nell&#8217;aldiquà. Se non c&#8217;è nulla dopo, i soli «valori» che contano sono il godere subito finchè si può, arraffare quel che si riesce. In una società patologicamente chiusa ad una speranza superiore (o a un superiore timore), dove ciascuno è chiamato incessantemente ad «affermarsi» ed essere povero è diventata la sola ragione di vergognarsi («Non ho avuto successo»), nessuna polizia basterà a tenere a freno i teppisti pullulanti. E&#8217; significativo già il fatto che in una simile società &#8211; dove è vietato evocare l&#8217;inferno, la dannazione dell&#8217;anima, e nessuno indirizza alla «sola cosa che conta» &#8211; si parli, come surrogato di tutto questo, di instillare «valori». La parola «valori» ha la sua origine esatta nella Borsa: la Borsa-valori. Dove i valori sono le quotazioni azionarie, che variano secondo la domanda. Per la gentilezza, lo spirito di sacrificio, la decenza e l&#8217;onestà, la richiesta è scarsa: non è da stupire se la loro quotazione è bassa e nessuno li compra. Tali valori, diciamolo, non servono a nulla. E chi ce lo dimostra? Quelli stessi che pretendono, dall&#8217;alto del potere, di imporci i «valori». Vincenzo Visco ha giustificato la sua ultima mascalzonata (la pubblicazione degli elenchi dei redditi) dicendo che aveva consultato, prima, il Garante; cosa smentita dal Garante medesimo. Ecco un comportamento da teppista, arrogante e poi vile. Del resto, il moralizzatore Visco non è proprietario di villa abusiva, e condonata? E Fini, colui che pontifica dal seggio di terza carica dello stato, non è il ragazzo-padre, che ha ingravidato una velina semi-nota? Che senso volete che abbiano le sue lezioni di morale, siano sulle bandiere da non bruciare o sui teppismi omicidi.<br />
I giovani barbari capiscono da chi vengono quelle lezioni e quelle prediche. E ne traggono la conseguenza: teppisti sopra, e noi teppisti sotto. Spero così di rispondere a quei lettori che mi hanno rimproverato di aver criticato il nuovo governo di «destra» con tanto anticipo. Ma quale «destra», scusate: le idee di Fini su Israele sono quelle stesse del comunista Napolitano, l&#8217;uno e l&#8217;altro le hanno aggiornate per adeguarle al potere vigente. Berlusconi spende denaro pubblico con la stessa irresponsabilità dei governi «di sinistra», per perpetuare caste. E tutti si apprestano alle abboffate palazzinare ed edilizie, esattamente come gli altri (chi ha visto l&#8217;ultimo «Reporter» sa cosa intendo: Geronzi e Ligresti sono sempre lì, sia la giunta «di destra» o «di sinistra»).<br />
Non ci sono più nemmeno le ideologie come surrogato della morale o della religione: se ne sono liberati perché erano d&#8217;impaccio, obbligavano a qualche coerenza. E perchè questi o quelli dovrebbero dedicare un solo attimo di fatica al bene comune, alla spesa oculata, all&#8217;onestà nel servizio pubblico? In base a quali «valori»?<br />
Nessuno che cominci un esame di coscienza. Nessuno che dica: è anche colpa nostra, cambiamo le cose, perchè i bambini ci guardano.<br />
Teppisti sopra e teppisti sotto.</em></p>
<p>Non commento nemmeno perché non c&#8217;è niente da dire, se non che sono completamente d&#8217;accordo.</p>
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