Posts Tagged ‘riflessione’

Vergogna

lunedì, dicembre 1st, 2008

Non guardo la tv praticamente da 2 anni, ma quando da qualche parte mi capita di vedere degli stralci di trasmissioni varie, provo una profonda vergongna per lo stato in cui verte la televisione italiana: non riesco a credere che esistano programmi come La talpa, L’isola dei famosi, Carramba, C’è posta per te, X-Factor e chi più ne ha più ne metta, mi vergogno di essere parte di una popolazione che segue questo tipo di programmi con interesse, mi vergogno che esistano persone desiderose di parteciparvi. Vi prego boicottiamo questa tv spazzatura, uscite a fare due passi, guardatevi un film, chiacchierate, insomma dilettatevi come vi pare ma fate capire che abbiamo un cervello e che questa tv ci fa vomitare.

Esami

martedì, agosto 26th, 2008

Sarà che si torna a studiare, sarà che non posso di certo dirmi soddisfatta dei miei risultati, ma oggi proprio vorrei seppellirmi.

Vuoto.

giovedì, agosto 7th, 2008








Perché?

mercoledì, agosto 6th, 2008

Perché ogni tanto mi sento di condividere le cose che mi rendono felice con lei e mi ritrovo in regalo un senso di colpa grande quanto una mucca? Non riesco a capire, non riesco a convertire il tutto in un senso di protezione, mi sembra solo cattiveria, eppure so bene che non lo è. Adesso me ne sto qui a fissare il muro in silenzio ed a cercare di capirci qualcosa, di digerire, comprendere, mentre quella mucca non si vuole levare dal mio stomaco.

Automobili, riflessioni

mercoledì, giugno 25th, 2008

Visto che di recente sta emergendo spesso, mi decido a riportare qui una mia riflessione sulle automobili.

I SUV (tutti e dico tutti quei caz di macchinoni tipo Touareg, Q7, X5, cayenne, ML, Qashqai) sono automobili per persone con ego sovradimensionato, che hanno quindi bisogno di una macchina voluminosa per contenerlo e per mostrare alla gente la loro presunta superiorità. Il SUV è il muratore che rutta e si gratta le chiappe((c) by Carlo), che gira a dorso nudo e bestemmia; i SUV sono la sgrezzaggine, la prepotenza e l’arroganza fatta automobile, a differenza delle auto berlina o coupé che sono eleganti, sono i prìncipi delle automobili, sono la cavalleria e la gentilezza. Per intenderci, quando piove a dirotto e te ne vai in giro a piedi, il SUV è quello che ti schizza di fango, la berlina è quella che rallenta e ti offre anche un passaggio; ricordo una pubblicità di una berlina, forse Lancia, in cui accadeva una cosa del genere, mi è rimasta impressa :)
Inoltre, chi ha il SUV ce l’ha piccolo (cit. by Cla, (c) by tizia di scuola guida).

Per concludere, esistono altri due tipi di auto: le famigliari, e tutte le altre. Per le famigliari non ho parole da spendere visto che mi rendono triste, contribuiscono a rendere più negativa di quanto sia realmente l’idea di farsi una famiglia, infatti fanno sembrare che per mettere su famiglia sia necessario comprarsi un’auto brutta, mah. Mio padre ha sempre avuto auto berlina e siamo sempre andati in vacanza, o da qualsiasi parte, in quattro senza problemi.

Per tutte le altre, la maggioranza, che dire? Niente, le considero auto per necessità, hanno i loro pregi ed i loro difetti e semplicemente si comprano perché servono, non per passione di guida.

Modello gelatina

mercoledì, maggio 28th, 2008

Non scrivevo da un po’, sarà che quando si avvicinano gli esami rimane poco tempo per distrarsi e raccontarsi. Lo scorso fine settimana è stato abbastanza tranquillo, tra cinema a Magnolia, mentre il precedente un pochino più vissuto visto il giretto all’XO di sabato, dove abbiamo ballato un po’ di vecchia dance fino alle 4 del mattino. Da notare di quel fine settimana i 15 cocktail che ci siamo fatti in tre serate, cosa che ci ha spinto ad un sabato più soft, almeno dal punto di vista alcolico,  in quest’ultimo fine settimana.

A parte queste cose noiose che dire? Va più o meno tutto come sempre, tra dodi, urlofoni e cervelli di noce. Ieri notte abbiamo elaborato una teoria sulla psiche umana, sugli equilibri e su come si possa assimilare ad un sacchetto di gelatina il complesso degli interessi, delle attività una persona. Ad esempio una persona particolarmente studiosa, inevitabilmente ha scarse relazioni sociali: la sua gelatina è schiacciata dalla parte della socialità, ma più spessa da quella dei risultati scolastici; ovviamente non è semplice trovare l’equilibrio (e sicuramente non si tratta di un equilibrio statico), si sa che di persone equilibrate ce ne sono ben poche. Come in tutti i modelli, c’è anche il caso particolare, cioè quello del sacchetto vuoto: persone che di interessi non ne hanno, che non hanno concluso molto nella vita, il cui bilancio non ha voci; queste persone vagano nella noia fingendo di essere qualcuno, fingendo di avere qualcosa, inventandosi un personaggio e prendendo a calci il loro sacchetto vuoto.

Blondet, riflessioni

lunedì, maggio 12th, 2008

Qualche giorno fa ho letto questo articolo, mi ha colpito molto.

Teppisti sopra, teppisti sotto
Maurizio Blondet 06 maggio 2008

E chi dice che a questa società mancano i «valori»? Il presidente Fini ci ha appena dato la scala dei valori vigenti nel nuovo regime dell’ordine-e-sicurezza:bruciare bandiere israeliane è più grave che massacrare un passante per strada, come hanno fatto gli skinheads veronesi giusto perchè gli girava così. L’amico Siro Mazza commenta che così Fini torna alle origini: meglio un assassinio che un «sacrilegio».
Anche se non c’entrava niente nel discorso, Fini ha voluto infilarci la sua personale condanna per quelle bandiere bruciate: vuole mostrare la sua sottomissione, deve continuamente sdebitarsi con quelli che l’hanno
messo lì, assicurarli che lui pensa continuamente a loro, che farà tutto per loro.
Per sua fortuna, la sinistra s’ingegna a superarlo in malafede e stupidità. Ha interpretato il pestaggio degli skin veronesi come «un’ondata neofascista», risultato del «governo delle destre», che farebbe sentire i teppisti sicuri dell’impunità. Nel bla bla mediatico, s’è sentito di tutto. Tranne una diagnosi che sia anche un inizio di autocritica. I massacratori di Verona, gli scolari di Viterbo che incendiano i capelli al compagno povero e campagnolo, lo riprendono con il telefonino e diffondono l’impresa su Internet, la dodicenne che paga il bullo di classe perchè bastoni un’altra dodicenne rivale in «amore», l’innamorato che accoltella l’ex fidanzata, le centinaia che a Torino hanno aggredito i vigili urbani in pieno centro per difendere uno di loro che veniva multato, sono il frutto di 40 anni di «educazione scolastica sempre più facile e perciò più vacua e vuota, e che infine ha rinunciato ad insegnare anche le semplici buone maniere; di una «pedagogia» anti-repressiva che ridicolizza la disciplina ed ogni autorità. In questo modo, la società ha smesso di civilizzare i barbari, ossia i
neonati che nascevano dalle mamme italiane; ora i barbari hanno trent’anni e agiscono, semplicemente da barbari, quali sono rimasti: senza educazione né istruzione, senza cultura e quasi senza parola per esprimersi, obbediscono solo ai loro impulsi momentanei, che sentono imperiosamente invincibili, e a cui danno sfogo identificandoli con «la felicità», tanto più «trasgressiva». Ne ho già parlato in «Selvaggi col telefonino», non mi dilungo. Ora che la quantità e demenziale ferocia di queste manifestazioni di barbarie giovanile diventa fatto comune, e supera ogni previsione e (per qualche giorno) allarma, si vorrebbe vedere qualche ammissione d’errore, che invece manca. Perchè in quella quarantennale «pedagogia» della stupidità violenta c’entrano
tutti: il progressismo idiota dell’educazione post-sessantottino («Vietato vietare») divenuto luogo comune, come le tv di Berlusconi, che scelgono i comportamenti più bassi e meschini possibili in esseri umani come i più degni di «rappresentazione», siano nel Grande Fratello o nelle porcherie alla De Filippi; esibiscono litigi, urla e panni sporchi ripugnanti sventolati in pubblico, e così li promuovono e propongono a modello. Subito imitate, ovviamente, dalla Rai di stato.
C’entra la società-spettacolo, il fanatismo calcistico come passione nazionale totalizzante, che ne eslcude ogni altra, ed alimentato da miliardi e affari, ed epicizzato dalle tv e dai giornali.
C’entrano, nella formazione dei barbari, il sociologismo «avanzato» giustificazionista, la psicologia di massa trasgressiva e da salotto progressista, la pubblicità puttanesca, la Chiesa di manica larga che ha ridotto il suo messaggio a «dottrina sociale» senza motivazioni superiori (di cui si vergogna), che mette tra parentesi l’evocazione del «castigo eterno» (ecco la sola espressione-tabù, quella che non si può pronunciare in pubblico).
C’entra, nelle ultime violenze, di sicuro la cocaina, la droga dell’aggressività, venduta in ogni discoteca (e non si dica che le discoteche vanno chiuse).
C’entrano i genitori che non negano nulla e insegnano come apprezzare uno dalle «griffes» che indossa; c’entra la glorificazione massiccia, corale, gridata da tutti i mezzi, dell’arricchimento ingiusto, della furbizia aggressiva, della maleducazione provocatoria.
C’entra una magistratura che commina arresti domiciliari per quadruplice omicidio colposo: chi altri svaluta l’omicidio come veniale? Il 70 per cento degli omicidi in Italia restano direttamente impuniti perché non si trova (o non si cerca) il colpevole.
C’entrano le burocrazie inadempienti, eccome. Gli stessi massacratori di Verona usciranno in un anno e mezzo, affidati a case-accoglienza o come diavolo le chiamano. Lo stesso fatto che in Italia vige un solo tipo di pena – la detenzione – per qualunque reato gravissimo o amministrativo (come l’evasione fiscale o il falso in bilancio), dovrebbe indurre a qualche riflessione autocritica: i giovani barbari richiedono pene che siano rieducative; che so, la condanna a separare la spazzatura in una discarica (condanna comminata al comune cittadino dai municipi); ma no, non si vuole. Si è voluto far sparire dalla pena giudiziaria ogni idea di «contrappasso», di analogia-proporzione con il delitto. L’espressione «la pena non deve essere afflittiva» vuol dire, in fondo, solo questo: che non deve ferire la coscienza del reo, per esempio punendo l’arroganza con l’umiliazione, la violenza inflitta con la violenza subìta. Perché ciò, s’intende, è troppo «paleo-cristiano».
Probabilmente è questo il punto. «I giovani non hanno valori», sento dire ai commentatori radiofonici – come se loro li avessero, i valori.
I valori non valgono nulla, quando tutto il destino di un uomo è rinchiuso nell’aldiquà. Se non c’è nulla dopo, i soli «valori» che contano sono il godere subito finchè si può, arraffare quel che si riesce. In una società patologicamente chiusa ad una speranza superiore (o a un superiore timore), dove ciascuno è chiamato incessantemente ad «affermarsi» ed essere povero è diventata la sola ragione di vergognarsi («Non ho avuto successo»), nessuna polizia basterà a tenere a freno i teppisti pullulanti. E’ significativo già il fatto che in una simile società – dove è vietato evocare l’inferno, la dannazione dell’anima, e nessuno indirizza alla «sola cosa che conta» – si parli, come surrogato di tutto questo, di instillare «valori». La parola «valori» ha la sua origine esatta nella Borsa: la Borsa-valori. Dove i valori sono le quotazioni azionarie, che variano secondo la domanda. Per la gentilezza, lo spirito di sacrificio, la decenza e l’onestà, la richiesta è scarsa: non è da stupire se la loro quotazione è bassa e nessuno li compra. Tali valori, diciamolo, non servono a nulla. E chi ce lo dimostra? Quelli stessi che pretendono, dall’alto del potere, di imporci i «valori». Vincenzo Visco ha giustificato la sua ultima mascalzonata (la pubblicazione degli elenchi dei redditi) dicendo che aveva consultato, prima, il Garante; cosa smentita dal Garante medesimo. Ecco un comportamento da teppista, arrogante e poi vile. Del resto, il moralizzatore Visco non è proprietario di villa abusiva, e condonata? E Fini, colui che pontifica dal seggio di terza carica dello stato, non è il ragazzo-padre, che ha ingravidato una velina semi-nota? Che senso volete che abbiano le sue lezioni di morale, siano sulle bandiere da non bruciare o sui teppismi omicidi.
I giovani barbari capiscono da chi vengono quelle lezioni e quelle prediche. E ne traggono la conseguenza: teppisti sopra, e noi teppisti sotto. Spero così di rispondere a quei lettori che mi hanno rimproverato di aver criticato il nuovo governo di «destra» con tanto anticipo. Ma quale «destra», scusate: le idee di Fini su Israele sono quelle stesse del comunista Napolitano, l’uno e l’altro le hanno aggiornate per adeguarle al potere vigente. Berlusconi spende denaro pubblico con la stessa irresponsabilità dei governi «di sinistra», per perpetuare caste. E tutti si apprestano alle abboffate palazzinare ed edilizie, esattamente come gli altri (chi ha visto l’ultimo «Reporter» sa cosa intendo: Geronzi e Ligresti sono sempre lì, sia la giunta «di destra» o «di sinistra»).
Non ci sono più nemmeno le ideologie come surrogato della morale o della religione: se ne sono liberati perché erano d’impaccio, obbligavano a qualche coerenza. E perchè questi o quelli dovrebbero dedicare un solo attimo di fatica al bene comune, alla spesa oculata, all’onestà nel servizio pubblico? In base a quali «valori»?
Nessuno che cominci un esame di coscienza. Nessuno che dica: è anche colpa nostra, cambiamo le cose, perchè i bambini ci guardano.
Teppisti sopra e teppisti sotto.

Non commento nemmeno perché non c’è niente da dire, se non che sono completamente d’accordo.