500 canzoni

dicembre 1st, 2010

Sull’ultimo numero di Rolling Stone hanno pubblicato la classifica delle 500 più belle canzoni di tutti i tempi, sul sito è possibile trovare le prime 100 a questo indirizzo; cliccando su ogni titolo si apre una pagina con una breve spiegazione della canzone ed il suo video.

Bello! :)

Ikea a Ginevra

dicembre 1st, 2010

Hadron Collider IKEA

Credits: Fabrizio Cornelli :)

L’osceno normalizzato

novembre 25th, 2010

L’osceno Normalizzato

di Barbara Spinelli

Ci fu un tempo, non lontano, in cui era vero scandalo, per un politico, dare a un uomo di mafia il bacio della complicità. Il solo sospetto frenò l’ascesa al Quirinale di Andreotti, riabilitato poi dal ceto politico ma non necessariamente dagli italiani né dalla magistratura, che estinse per prescrizione il reato di concorso in associazione mafiosa ma ne certificò la sussistenza fino al 1980. Quel sospetto brucia, dopo anni, e anche se non è provato ha aperto uno spiraglio sulla verità di un lungo sodalizio con la Cupola. Chi legga oggi le motivazioni della condanna in secondo grado di Dell’Utri avrà una strana impressione: lo scandalo è divenuto normalità, il tremendo s’è fatto banale e scuote poco gli animi.

Nella villa di Arcore e negli uffici di Edilnord che Berlusconi  -  futuro Premier  -  aveva a Milano, entravano e uscivano con massima disinvoltura Stefano Bontate, Gaetano Cinà, Mimmo Teresi, Vittorio Mangano, mafiosi di primo piano: per quasi vent’anni, almeno fino al ’92. Dell’Utri, suo braccio destro, era non solo il garante di tutti costoro ma il luogotenente-ambasciatore. Fu nell’incontro a Milano della primavera ’74 che venne deciso di mandare ad Arcore Mangano: che dovremmo smettere di chiamare stalliere perché fu il custode mafioso e il ricattatore del Cavaliere. Quest’ultimo lo sapeva, se è vero che fu Bontate in persona, nel vertice milanese, a promettergli il distaccamento a Arcore d’un “uomo di garanzia”.

La sentenza

attesta che Berlusconi era legato a quel mondo parallelo, oscuro: ogni anno versava 50 milioni di lire, fatti pervenire a Bontate (nell’87 Riina chiederà il doppio). A questo pizzo s’aggiunga il “regalo” a Riina (5 milioni) per “aggiustare la situazione delle antenne televisive” in Sicilia. Fu Dell’Utri, ancor oggi senatore di cui nessuno chiede l’allontanamento, a consigliare nel 1993 la discesa in politica. Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, dirà che altrimenti il Cavaliere sarebbe “finito sotto i ponti o in galera per mafia” (la Repubblica, 25-6-2000). Il 10 febbraio 2010 Dell’Utri, in un’intervista a Beatrice Borromeo sul Fatto, spiega: “A me della politica non frega niente, io mi sono candidato per non finire in galera”.

C’è dell’osceno in questo mondo parallelo, che non è nuovo ma oggi non è più relegato fuori scena, per prudenza o gusto. Oggi, il bacio lo si dà in Parlamento, come Alessandra Mussolini che bacia Cosentino indagato per camorra. Dacci oggi il nostro osceno quotidiano. Questo il paternoster che regna – nella Mafia le preghiere contano, spiega il teologo Augusto Cavadi – presso il Premier: vittima di ricatti, uomo non libero, incapace di liberarsi di personaggi loschi come Dell’Utri o il coordinatore Pdl in Campania Cosentino. Ai tempi di Andreotti non ci sarebbe stato un autorevole commentatore che afferma, come Giuliano Ferrara nel 2002 su Micromega: “Il punto fondamentale non è che tu devi essere capace di ricattare, è che tu devi essere ricattabile (…) Per fare politica devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a fare fronte, a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti. (…) Il giudice che decide il livello e la soglia di tollerabilità di questi comportamenti è il corpo elettorale”.

Il corpo elettorale non ha autonoma dignità, ma è sprezzato nel momento stesso in cui lo si esalta: è usato, umiliato, tramutato in palo di politici infettati dalla mafia. Gli stranieri che si stupiscono degli italiani più che di Berlusconi trascurano spesso l’influenza che tutto ciò ha avuto sui cervelli: quanto pensiero prigioniero, ma anche quanta insicurezza e vergogna di fondo possa nascere da questo sprezzo metodico, esibito.
Ai tempi di Andreotti non conoscemmo la perversione odierna: vali se ti pagano. La mazzetta ti dà valore, potere, prestigio. Non sei nessuno se non ti ricattano. L’1 agosto 1998, Montanelli scrisse sul Corriere una lettera a Franco Modigliani, premio Nobel dell’economia: “Dopo tanti secoli che la pratichiamo, sotto il magistero di nostra Santa Madre Chiesa, ineguagliabile maestra d’indulgenze, perdoni e condoni, noi italiani siamo riusciti a corrompere anche la corruzione e a stabilire con essa il rapporto di pacifica convivenza che alcuni popoli africani hanno stabilito con la sifilide, ormai diventata nel loro sangue un’afflizioncella di ordine genetico senza più gravi controindicazioni”.

In realtà le controindicazioni ci sono: gli italiani intuiscono i danni non solo etici dell’illegalità. Da settimane Berlusconi agita lo spettro di una guerra civile se lo spodestano: guerra che nella crisi attuale – fa capire – potrebbe degenerare in collasso greco. È l’atomica che il Cavaliere brandisce contro Napolitano, Fini, Casini, il Pd, i media. I mercati diventano arma: “Se non vi adeguate ve li scateno contro”. Sono lo spauracchio che ieri fu il terrorismo: un dispositivo della politica della paura. Poco importa se l’ordigno infine non funzionerà: l’atomica dissuade intimidendo, non agendo. Il mistero è la condiscendenza degli italiani, i consensi ancora dati a Berlusconi. Ma è anche un mistero la loro ansia di cambiare, di esser diversi. Il loro giudizio è netto: affondano il Pdl come il Pd. Premiano i piccoli ribelli: Italia dei Valori, Futuro e Libertà. Se interrogati, applaudirebbero probabilmente le due donne – Veronica Lario, Mara Carfagna – che hanno denunciato il “ciarpame senza pudore” del Cavaliere, e le “guerre per bande” orchestrate da Cosentino. Se interrogati, immagino approverebbero Saviano, indifferenti all’astio che suscita per il solo fatto che impersona un’Italia che ama molto le persone oneste, l’antimafia di Don Ciotti, il parlar vero.

Questa normalizzazione dell’osceno è la vita che viviamo, nella quale politica e occulto sono separati in casa e non è chiaro, quale sia il mondo reale e quale l’apparente. Chi ha visto Essi Vivono, il film di John Carpenter, può immaginare tale condizione anfibia. La doppia vita italiana non nasce con Berlusconi, e uscirne vuol dire ammettere che destra e sinistra hanno più volte accettato patti mafiosi. C’è molto da chiarire, a distanza di anni, su quel che avvenne dopo l’assassinio di Falcone e Borsellino. In particolare, sulla decisione che il ministro della giustizia Conso prese nel novembre ’92 – condividendo le opinioni del ministro dell’Interno Mancino e del capo della polizia Parisi – di abolire il carcere duro (41bis) a 140 mafiosi, con la scusa che esisteva nella Mafia una corrente anti-stragi favorevole a trattative. Congetturare è azzardato, ma si può supporre che da allora viviamo all’ombra di un patto.

Il patto non è obbligatoriamente formale. L’universo parallelo ha le sue opache prudenze, ma esiste e contamina la sinistra. In Sicilia, anch’essa sembra costretta a muoversi nel perimetro dell’osceno. Osceno è l’accordo con la giunta Lombardo, presidente della Regione, indagato per “concorso esterno in associazione mafiosa”. Osceno e tragico, perché avviene nella ricerca di un voto di sfiducia a Berlusconi.

Non si può non avere un linguaggio inequivocabile, sulla legalità. Non ci si può comportare impunemente come quando gli americani s’intesero con la Mafia per liberare l’Italia. L’accordo, scrive il magistrato Ingroia, fu liberatore ma ebbe l’effetto di rendere “antifascisti i mafiosi, assicurando loro un duraturo potere d’influenza”. Non è chiaro quel che occorra fare, ma qualcosa bisogna dire, promettere. Non qualcosa “di sinistra”, ma di ben più essenziale: l’era in cui la Mafia infiltrava la politica finirà, la legalità sarà la nuova cultura italiana.
Fino a che non dirà questo il Pd è votato a fallire. Proclamerà di essere riformista, con “vocazione maggioritaria”, ma l’essenza la mancherà. Non sarà il parlare onesto che i cittadini in fondo amano. Si tratta di salvare non l’anima, ma l’Italia da un lungo torbido. Sarebbe la sua seconda liberazione, dopo il ’45 e la Costituzione. Sennò avrà avuto ragione Herbert Matthew, il giornalista Usa che nel novembre ’44, sul mensile Mercurio, scrisse parole indimenticabili sul fascismo: “È un mostro col capo d’idra. Non crediate d’averlo ucciso”.

Cara Mondadori

settembre 2nd, 2010

Da brava pranzante solitaria recentemente leggo il giornale mentre mangio ed ho preso l’abitudine di segnarmi gli articoli che mi piacciono per rileggerli con calma, cosa che succede raramente perché la nota che prendo finisce dispersa in un buco nero… per caso oggi ho ritrovato questo articolo Cara Mondadori di Vito Mancuso, leggetevelo perché è proprio bello.

Bossi, dito medio con laurea

agosto 11th, 2010

Il titolo l’ho rubato all’articolo di Francesco Merlo pubblicato su la Repubblica di sabato, veramente una lettura piacevole anche se sono passata dalle lacrime per le risate a lacrime ben più amare, comunque se volete leggerlo lo trovate qui: Bossi, dito medio con laurea.

Di sicuro ci si può laureare in Scienza della Comunicazione studiando Bossi ma non si può laureare Bossi in Scienza della comunicazione. Ci si può laureare studiando il potere ed il valore della pernacchia e dell’esibizione del dito medio, ma non si possono laureare la pernacchia ed il dito medio. A meno che la Gelmini, nota latinorumista di Brescia, vedendo bossi all’opera non si sia ricordata che in medio stat virtus.

Silence

agosto 10th, 2010

Mia: Don’t you hate that?

Vincent: What?

Mia: Uncomfortable silences. Why do we feel it’s necessary to yak about bullshit in order to be comfortable?

Vincent: I don’t know. That’s a good question.

Mia: That’s when you know you’ve found somebody special. When you can just shut the fuck up for a minute and comfortably enjoy the silence.

Pulp Fiction

Undici Minuti

giugno 20th, 2010

Oggi, mentre passeggiavamo in riva al lago, lungo quello strano Cammino di Santiago, l’uomo che era con me – un pittore, una vita diversa dalla mia – ha lanciato un sassolino nell’acqua. Nel punto dove è caduto, sono comparsi dei piccoli cerchi che si sono ampliati, espansi, fino a raggiungere una papera che passava di là per caso e non aveva niente a che fare con quel sasso. Invece di essere spaventata dall’onda inattesa, ha deciso di giocarci.
Qualche ora prima di questa scena, ero entrata in un bar e avevo udito una voce – ed era stato come se Dio avesse lanciato un sassolino là dentro. Le onde di energia hanno raggiunto me e un uomo che si trovava in un angolo, intento a dipingere un quadro. Lui ha sentito la “vibrazione”, e anch’io. E ora?
Il pittore sa quando incontra un modello. Il musicista sa quando il suo strumento è accordato. Qui, davanti a questo diario, ho la consapevolezza che certe frasi non siano scritte da me, ma da una donna piena di “luce”, che sono io e che mi rifiuto di accettare.
Posso continuare a vivere così. Ma posso anche, come la paperella del lago, divertirmi a gioire con l’onda che è arrivata all’improvviso e ha smosso l’acqua.
Esiste un nome per questo sasso: “passione”. Una parola che può descrivere la bellezza di un incontro fulminante fra due persone, ma non si limita a ciò. Si trova nell’eccitazione dell’inatteso, nella volontà di fare qualcosa con fervore, nella certezza che si riuscirà a realizzare un sogno. La Passione ci fornisce alcuni segnali che guidano la nostra vita: tocca a me saperli decifrare.
Vorrei credere che sono innamorata. Di qualcuno che non conosco e che non rientrava nei miei piani. Tutti questi mesi di autocontrollo, di rifiuto dell’amore, hanno prodotto esattamente il risultato opposto: farmi coinvolgere dalla prima persona che mi ha dedicato un’attenzione diversa.
Per fortuna, non ho avuto il suo numero di telefono, non so dove abita, posso perderlo senza colpevolizzarmi per essermi fatta sfuggire l’occasione.
E in tal caso, anche se ormai l’avrò perduto, mi sarò sempre guadagnata un giorno di felicità nella mia vita. Considerando com’è il mondo, un giorno di felicità può dirsi quasi un miracolo.

Paulo Coelho

10 Reason to Avoid Talking on the Phone

marzo 21st, 2010

by  The Oatmeal

Umiliati gli onesti

marzo 7th, 2010

Concita De Gregorio

Il partito del fare e del malaffare, del fare un po’ come gli pare – dell’abuso e del condono, del sopruso e del perdono, della cricca che sono – ha digrignato i denti e sfoderato braccia tese, ha minacciato mostrando la bava, «non ci fermeremo davanti a niente», poi ha fatto la voce sottile e il pianto da vittima quando del danno era artefice. Ha infine preteso, battendo i pugni, di cambiare le regole in corsa. Prima della Costituzione (articolo 72, nessun decreto in materia elettorale) ha infranto, gettandolo a terra tra risa di disprezzo, quel che resta del senso dello Stato. Ha insultato milioni di persone per bene che vivono ogni giorno nel rispetto delle regole pagandone il prezzo. Li ha – ci ha – resi ridicoli, sudditi a capo chino di un tiranno. Costoro, le persone per bene, sono furibonde ed hanno ragione: chi sta in fila a affoga tra le carte per un permesso di soggiorno, un’iscrizione a scuola, un concorso, un bollo scaduto, il rinnovo di un contratto, una concessione edilizia avrà da oggi la possibilità di sanare per decreto irregolarità burocratiche e ritardi? Certo che no. Eppure ciascuna di queste regole da rispettare corrisponde ad un diritto. Il diritto alla cittadinanza, all’istruzione, al lavoro, alla casa. Si potrà dire, da domani, che dovendo scegliere tra un ritardo nell’iscrizione a scuola e il diritto ad andarci prevale il secondo? No. Chi ritarda di mezz’ora sarà escluso. L’elasticità vale solo per chi può imporla con l’abuso. Dunque gli italiani onesti sono furenti: se fosse accaduto alla sinistra avremmo avuto un decreto del governo? Difficile. Pagheranno una multa i ritardatari come si paga la mora sulle bollette? Non sembra proprio. La regola vale per il deboli, l’arbitrio per i forti. Forse Milioni quello del panino è stato radiato dal Pdl per manifesta incompetenza? No, lo si è visto anzi in queste notti dalle parti di Palazzo Chigi. Dunque era un disegno, l’ennesima furbizia per alzare fumo? Che triste giorno, il 5 marzo. Un nuovo 8 settembre , scriveva ieri Alfredo Reichlin. «Fino a che punto siamo consapevoli che l’Italia è arrivata all’appuntamento con la storia?». Ecco, lo siamo?
Il presidente della Repubblica ha agito, si deduce dalle sue parole, secondo la logica del male minore: tra i due beni – il rispetto delle norme e il diritto dei cittadini a votare – ha scelto il secondo. Una scelta di quelle in cui si perde comunque. L’astuta truffa – il quesito del premier – era questo: o la democrazia o la legge. Ma la democrazia e la legge sono la stessa cosa, solo la banda di governo crede di no. Napolitano ha agito anche per timore delle conseguenze possibili: chiede che «tutti si rendano conto» dell’acuirsi di tensioni «non solo politiche ma istituzionali». Abbiamo titolato, l’altroieri, «Gulp di stato». Oggi possiamo dirlo in chiaro: colpo di stato, è questo il pericolo. Siamo sull’orlo e adesso tocca a noi. Spiazziamoli. Non sbagliamo la mira. Non cadiamo nel tranello, di nuovo, di assegnare ad altri – peggio che mai ad uno solo – compiti, colpe, responsabilità. La storia è nelle nostre mani e si cambia in un solo modo: non coi decreti ma col voto. Spiazziamoli, sì. Scendiamo in piazza e saremo noi a umiliarli: col voto delle persone oneste. Sono o no la maggioranza del Paese, annidate in tutti i partiti? Vediamo. Contiamole.

Lost!

gennaio 30th, 2010